Francesco Jerace e Pietro Negroni nel Duomo di Napoli • Cetraro In Rete
  • 18 ottobre 2017
Carlo Andreoli,

Francesco Jerace e Pietro Negroni nel Duomo di Napoli

La facciata del Duomo di Napoli fu rifatta in stile neogotico, nel periodo 1877-1905, su progetto di Enrico Alvino, modificato in parte e quindi ultimato da Giuseppe Pisanti.

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Ai lati del finestrone centrale, sulla sommità, sono due altorilievi marmorei eseguiti da Francesco Jerace (Polistena 1854 – Napoli 1937) nel 1904. Sono entrambi dedicati a s. Gennaro: patrono principale della città di Napoli.

Napoli – Duomo – Facciata – Particolare

Quello in basso, ritrae il “Martirio di s. Gennaro”: evento accaduto a Pozzuoli, il 19 settembre del 305.

Napoli – Duomo – Facciata Martirio di s. Gennaro (Francesco Jerace, 1904)

La splendida plastica di Francesco Jerace rende vivo il momento in cui il santo vescovo di Benevento viene decapitato dal carnefice, mentre gli sono a fianco i due compagni Festo e Desiderio, che presto seguiranno la sua sorte.

Napoli – Duomo – Facciata Martirio di s. Gennaro (Francesco Jerace, 1904)

Un dettaglio laterale, di elevata concitazione drammatica, mostra invece una figura di donna che si tiene, disperata, il capo tra le mani; in cui dovrebbe riconoscersi la figura di Eusebia: colei che raccolse, a martirio avvenuto, il sangue del martire in due ampolle, formando l’attuale attributo universale del santo.

Mutando d’epoca, l’altorilievo di sinistra ci porta, invece, al dicembre del 1631; allorché l’esibizione delle reliquie del santo, portate in processione, arrestò il dilagare della lava del Vesuvio che, dopo avere flagellato molti luoghi ed annientato tanta gente, si stava dirigendo alla volta di Napoli.

Napoli – Duomo – Facciata Miracolo delle reliquie (Francesco Jerace, 1904)

Qui Jerace risolve la descrizione di questo evento memorabile della storia di Napoli, associando la scossa inquietudine della gente d’ogni rango, nobili e plebei, alla figura solenne del vescovo di Napoli, Francesco Boncompagni: che protegge la città, levando in alto le reliquie di s. Gennaro.

Osservando la pianta attuale del Duomo di Napoli, si coglie un dato sorprendente. Il nucleo primigenio della grande basilica fu la cappella di s. Maria del Principio: ritratta ombreggiata a sinistra, nella parte bassa. Intorno ad essa, si formò quindi una prima basilica, nota ancora come s. Maria Restituta: corrispondente a tutto il corpo sinistro odierno. E quindi si completò la fabbrica progressivamente nelle forme attuali, inserendo nel corpo destro il glorioso complesso della cappella di s. Gennaro.

Napoli-Duomo-Pianta

 

Quanto detto, è pertinente a meglio rilevare come proprio nella parte primigenia del duomo – nella cappella di s. Maria del Principio – è custodito un dipinto di Pietro Negroni (Cosenza not. 1539-1567) che illustra insieme le figure più antiche della Chiesa di Napoli.

Napoli – Duomo Eterno Padre e ss. Aspreno e Candida (Pietro Negroni, 1554)

Si tratta, infatti, di una tavola – che il maestro cosentino firmò e datò al 1554, nell’iscrizione del cartiglio apposto sopra un grado sottostante – la quale rappresenta un “Eterno Padre e ss. Aspreno e Candida”, secondo l’identità iconografica riportata nelle fonti antiche (G. A. Galante, Guida sacra della città di Napoli, 1872). Aspreno e Candida ebbero in sorte d’essere guariti entrambi da s. Pietro, mentre, diretto a Roma, fece sosta nella città di Napoli. Riconosciuti i meriti cristiani d’Aspreno, il santo apostolo volle, quindi, nominarlo primo vescovo di Napoli: incarico che Aspreno esercitò onorevolmente per 23 anni circa. Secondo la tradizione, fu proprio lui che istituì il santuario di s.Maria del Principio; dove le sue spoglie trovarono sepoltura, prima d’essere traslate altrove. Nelle rare immagini che lo ritraggono, è affiancato costantemente da s. Candida. Pietro Negroni eseguì questo dipinto nell’anno successivo al polittico smembrato della chiesa della Riforma di S. Marco Argentano, in Calabria.

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