• 18 dicembre 2017
Carlo Andreoli,

Francesco Cozza nella chiesa di s. Egidio a Montalcino

Nel 1555, la Repubblica di Siena capitolò, stremata dall’assedio del duca di Firenze Cosimo I de’ Medici. Ed il ceto nobiliare, nel tentativo estremo di mantenere in vita le sorti della Repubblica, riparò a meridione: nella fortezza antica della città di Montalcino

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Lì decise d’eleggere, come luogo sacro degli esuli senesi, la chiesa di s. Egidio Abate: che, d’allora in poi, prese pure il nome di “chiesa dei Senesi”.

Francesco Cozza

Si tratta d’una chiesa che fu eretta, nel 1325, nella parte centrale del borgo medievale di Montalcino. E la balzana, antica insegna della città di Siena – che onora ancora adesso la facciata, riposta sopra l’oculo del fronte – rende chiara la memoria di tale investitura. L’interno è ad unica navata: scandita da tre archi a tutto sesto che, alternati alle capriate, sostengono la copertura in legno a due spioventi. Mentre, nel fondo, un’abside quadrata custodisce un crocifisso, sospeso sopra l’altare maggiore.

Nel mezzo del fianco destro della navata, accanto ad un lacerto d’affresco medievale, è una bella pala d’altare; che spicca come saggio singolare della pittura romana del ‘600, in un ambiente di chiara impronta gotica toscana.

E’ un’opera del maestro calabrese Francesco Cozza (Stilo 1605 – Roma 1682): allievo a Roma, in gioventù, del Domenichino; e diventato, nella sua maturità, una figura di prestigio dell’Accademia di s. Luca. Autore di dipinti e grandi cicli d’affreschi: a Roma, nel Lazio ed in varie parti d’Italia; com’è il caso, per l’appunto, della chiesa di s. Egidio in Montalcino. Ov’è questo dipinto che ritrae una “Madonna col Bambino e ss. Gioacchino ed Anna”, risalente all’incirca ai primi anni ’60 del ‘600.

L’impostazione spaziale del dipinto verte sulle due figure stanti in primo piano di Gioacchino ed Anna – i genitori della Vergine – che inquadrano, entro uno scorcio lontanante di paesaggio, una Madonna col Bambino, seduta in maestà – in posizione arretrata – sopra un trono di nubi che involve cupo l’atmosfera. Una fonte di luce piove dall’alto da sinistra, bagnando di giuliva esaltazione il volto della madre Anna e lasciando in una mistica penombra il profilo adusto del vecchio padre Gioacchino. Un connubio sacro riunisce, dunque, la virtù terrena dei genitori della Vergine con la virtù divina della propria figlia: chiamata a tenere dentro il proprio grembo il Salvatore dell’umanità.

Da un punto di vista formale, è interessante notare come lo schema spaziale della triade – con due figure stanti avanzate ed una assisa arretrata – sia congeniale a questa fase matura dell’attività pittorica di Francesco Cozza; quasi facendone, nei suoi lavori, occasione di studio di quella prospettiva che fu argomento di varie lezioni da lui tenute presso l’Accademia di s. Luca. Ed un’applicazione di siffatto schema la si ritrova, ad esempio, nella sua pala di Sezze nel Lazio; in cui ritorna, pure, il medesimo fondo di bruma rossastra ravvisato a Montalcino.

La posa a lungo studiata del Gioacchino della pala di Montalcino – ingombro d’un manto pesante, che svolge le falde in morbide pieghe – mi pare che abbia, invece, un corrispettivo nella figura del s. Pietro della pala di Genzano di Roma: opera quest’ultima che, risalendo al 1660, segna ancora una data utile per fissare l’esecuzione del quadro di Montalcino.

 

 

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